Pride

Book review:
Fundamentals of LGBT Substance Use Disorders, written by Michael Shelton

che certe persone avvertono nei confronti del mondo esterno, quindi aiutano a sentirsi meno inadeguati o infelici. Una terza motivazione viene dalle persone che frequentiamo: se i nostri amici vedono l’uso di alcol, droghe e affni come un fatto normale o addirittura positivo, per alcuni – soprattutto i giovanissimi – potrebbe essere più diffcile resistere a utilizzarli. Infne alcune sostanze migliorano le prestazioni cognitive o atletiche: l’uso e abuso di steroidi per l’aumento della massa muscolare è l’esempio più tipico, anch’esso particolarmente diffuso in certi ambienti gay. Se queste caratteristiche rendono alcune sostanze desiderabili, è un dato di fatto che alcune persone riescono a gestire il consumo senza mai fnire nella dipendenza. Perché invece alcuni individui sviluppano presto e facilmente un comportamento problematico?

La risposta sta in una complicata interazione di fattori legati alla specifca droga e alle caratteristiche dell’individuo oltre all’ambiente in cui si vive. Certamente la tipologia di sostanze e la via di somministrazione hanno il loro peso: si sa che iniettarsi o sniffare certe droghe provoca effetti più rapidi e generalmente meno durevoli, per cui le persone possono essere portate a ripetere l’assunzione più frequentemente sfociando nell’abuso. Anche la genetica e l’ambiente familiare o amicale hanno il loro peso, ma uno dei fattori più importanti è l’esistenza di altre problematiche. Per citare uno studioso, “un utente che si presenti con un solo problema di dipendenza senza altre co-dipendenze o disordini psichiatrici è un’eccezione, non la regola”. In altre parole, chi non riesce a gestire il proprio rapporto con l’uso di sostanze nella stragrande maggioranza dei casi ha anche altri problemi che possono andare dal disturbo post traumatico da stress, all’ansia o alla depressione.

È chiaro che se parliamo di disordini coesistenti, il fatto di appartenere a una minoranza rende più probabile sperimentare tutte quelle situazioni stressanti legate a questa condizione: siamo abituati a parlare di “omofobia interiorizzata” per indicare quel disagio interiore o carenza di autostima che deriva